Lego Serious Play: il metodo di facilitazione raccontato da vicino

 

K-Rev ha siglato una nuova partnership con Talento Dinamico, una realtà che opera nel mondo della formazione e del people development. Talento dinamico, il cui CEO è Fulvio Sperduto, raggruppa sotto la sua ala un network di formatori che tutti i giorni si approcciano, ognuno con il proprio metodo, alle aziende e alle persone che ne fanno parte. L’obiettivo di Talento dinamico, così come quello di K-Rev, resta il benessere delle persone e delle organizzazioni. 

Oggi siamo pronti a portarti alla scoperta del secondo metodo di formazione innovativo al servizio del people development. A raccontarlo sarà direttamente la formatrice e coach Stefania Biolcati Rinaldi che ci racconta un metodo, fra i più affermati, che aiuta a scomporre e ricomporre i problemi e noi stessi, lavorando in profondità. E’ il metodo Lego Serious Play e che ha al centro proprio i celebri mattoncini Lego. In particolare è una metodologia di facilitazione che lavora sul confronto in contesti di collaborazione aziendale, e lo fa attraverso le costruzioni Lego, utilizzate come strumento rappresentativo e metaforico.

Partendo da questo metodo, Stefania Biolcati Rinaldi costruisce Soul Selfie, un percorso in grado di massimizzare il potenziale umano, utilizzando metodologie consolidate, declinate in modo originale, che permettono di esplorare le proprie e le altrui conoscenze. La strategia di Soul Selfie è indirizzata alle organizzazioni e alle persone che ne fanno parte e “consiste – come spiega Stefania – nel fermarsi e capire dove si è esattamente, come ci si è arrivati e perché, così da poter meglio definire cosa fare da lì in poi”.

 

Come parte il tuo percorso nel mondo del coaching e della formazione?

Vengo dal mondo della progettazione, sono una progettista e amo le persone che sono il mio focus principale da sempre. Per me è importante vedere le persone felici e soddisfatte di quello che fanno. Quello che voglio è trasmettere quello che ho provato io attraversando questa metodologia. Poi sono una che fa, e uso le mani al cento per cento in tutto quello che vado a costruire.

 

Il tuo metodo si chiama Lego Serious Play, com’è nato?

Il metodo nasce in Lego per risolvere un problema grosso che hanno avuto, circa 28/30 anni fa: ovvero, non riuscivano più a vendere. Nonostante la loro capacità di inventiva non riuscivano a trovare la soluzione. Insieme a due collaboratori, che si occupavano di strategia di business, hanno creato il metodo Lego Serious Play, che applicato all’ambiente lavorativo ha risolto magicamente i problemi dell’azienda. Ma poi hanno capito che non risolve solo problematiche specifiche del business aziendale, ma aiuta anche a creare nuovi stimoli, nuove idee e nuovi punti di vista nel mondo lavoro. Soul selfie è l’incubatore in cui ho messo Lego Serious Play.

 

Come funziona?

Il metodo funziona così: il formatore/facilitatore pone una sfida, una domanda alle persone. Invece di rispondere a voce, si costruisce con i brick Lego. Se mi chiedi chi sono, io ti costruisco quello che sono.

Nel momento in cui la persona racconta tramite la costruzione, inizia un percorso che parte dalla mano che costruisce e arriva fino alla testa. Quello che tu avevi pensato di te improvvisamente si trasforma in una miriade di suggestioni che solo a voce non riesci ad esprimere. Questo metodo riesce a raccontare molto di più di noi stessi.

 

Quando viene portato in azienda cosa succede?

Si inizia con un gruppo che conta, di solito, dalle 6 alle 8 persone e non di più. Io faccio una domanda, si costruisce e poi succede che tutti ascoltano tutti. Mentre io parlo, le altre persone ascoltano il mio racconto, io ascolto quello degli altri e alla fine avviene la magia, e cioè la condivisione.

Questo condividere rende il gruppo unico, anche se è composto da persone che non si sono mai viste o che non hanno niente in comune. Spesso in un’azienda si lavora su un team esistente o sul crearne uno, ma questo non cambia il lavoro che viene fatto. Perché andiamo a lavorare su tematiche che scegliamo noi, è una formazione senza contenuto che diventa piena nel momento in cui la fai.

 

Oggi quali sono le tematiche su cui le aziende hanno bisogno di lavorare?

Oggi nelle aziende si lavora al 99% sulla creazione del team, sulla condivisione, sulla coesione e cooperazione del gruppo e sulle possibilità del wellness. E parliamo di wellness sul luogo di lavoro: l’assunto da cui partire, secondo me, è che se le persone stanno bene di conseguenza avranno più piacere di fare le cose e lavoreranno meglio.

Ma si lavora anche sulla leadership, su come rendere autonome le persone nelle decisioni. Una cosa importante è che questo metodo permette anche di condividere delle scelte fatte tutti insieme e aiuta a non rimangiarsi la parola da lì a tre mesi, perché tu c’eri e hai fatto sì che quella scelta fosse anche a la tua scelta.

 

Quali sono i benefici che derivano da questo metodo?

Mentre lo fai il primissimo beneficio è quello di sentirsi leggeri: riscoprire la capacità di giocare con la g maiuscola. Un giocare che non ha niente di ludico e che, anzi, è assolutamente serio perché ha uno scopo da raggiungere.

La prima cosa che dicono le persone che hanno partecipato è di non essersi sentiti giudicati, non aver avuto stress o ansia e di aver lavorato per sé stessi. Questo perché, grazie a questo metodo, tu riesci a liberare una parte che è sempre stata dentro di te ma non riuscivi a tirarla fuori, o come dico io di renderla autonoma e vincente.

Dopo un laboratorio così, automaticamente cambi modo di approcciarti a ciò che fai quotidianamente, cambi visione e aumenta la capacità di stare con gli altri senza sentirti giudicato. Il bello di lavorare con i brick è questo: puoi realizzare il problema, ma lo puoi anche smontare e rimontare finché non ti soddisfa.

 

In questo momento di cosa c’è bisogno per affrontare i cambiamenti che stanno avvenendo?

Detta per assurdo? C’è bisogno di giocare. Perché tutto quello che c’è stato finora non ha funzionato bene, e il mondo adesso è diventato davvero complesso. Quindi se ti dico di giocare è perché le persone hanno bisogno di liberarsi, e di leggerezza per affrontare meglio tutta una serie di cose. Sembra un controsenso lo so, ma io ci credo davvero.

 

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